I cetacei del Mar Mediterraneo
• LISTA ROSSA IUCN (popolazione mediterranea): in pericolo (Endangered)
La balenottera comune è minacciata in particolar modo dalle collisioni con navi e motoryacht e dagli effetti del cambiamento climatico.
- Lunghezza alla nascita: 6 m circa
- Peso alla nascita: 2 t circa
- Lunghezza massima: 27 m
- Peso massimo: 80 t
La balenottera comune è un cetaceo misticeto di grandi dimensioni. Nonostante la taglia imponente, questa specie presenta una struttura straordinariamente slanciata, con il capo triangolare e appiattito. La parte dorsale è di colore grigio piombo mentre il ventre è chiaro. Caratteristica la colorazione asimmetrica della mandibola, grigio-scuro a sinistra, bianca a destra. La pinna dorsale è relativamente piccola ma ben evidente, in posizione arretrata. La femmina ha dimensioni leggermente maggiori del maschio.
Partorisce un solo piccolo alla volta dopo circa 11-12 mesi di gestazione. L’allattamento dura circa 6 mesi.
Vive in tutti i mari del mondo e predilige l’ambiente pelagico, ma talvolta si avvicina alla costa fino a farsi notare dalla riva. Si nutre primariamente di krill e piccoli pesci.
Il comportamento sociale della balenottera comune è ancora poco noto. È frequente avvistare individui solitari ma anche in coppia o in piccoli gruppi di 3-4 capi. D’altra parte, la dimensione dei gruppi potrebbe avere scarso valore per valutare la socialità della specie, considerato che questi cetacei sono in grado di tenersi in contatto acustico anche a grande distanza, grazie ai loro “muggiti” a bassa frequenza. Nei confronti dell’uomo mostra solitamente un comportamento abbastanza schivo.
La balenottera comune è il misticeto più frequente nel Mar Mediterraneo e il suo avvistamento non costituisce un fatto inconsueto, soprattutto nel bacino nord-occidentale.
Il termine balenottera, utilizzato nella lingua italiana, viene spesso confuso e interpretato come "balena piccola". Si tratta in realtà di un animale colossale, secondo solo alla balenottera azzurra. Il termine balenottera significa balena con la pinna, caratteristica anatomica che accomuna tutti i misticeti appartenenti alla famiglia dei balenotteridi.
• LISTA ROSSA IUCN (popolazione mediterranea): in pericolo (Endangered)
Il capodoglio è minacciato in particolar modo dalla pesca accidentale, dalle collisioni con navi e motoryacht e dagli effetti del cambiamento climatico.
- Lunghezza alla nascita: 4 m circa
- Peso alla nascita: 700 kg circa
- Lunghezza massima del maschio: 18,5 m (eccezionalmente 21 m)
- Peso massimo del maschio: 57 t
- Lunghezza massima della femmina: 12,5 m
- Peso massimo della femmina: 24 t
Il capodoglio è il più grande tra i cetacei odontoceti. La corporatura è straordinariamente robusta, con capo enorme che occupa quasi un terzo dell’intera lunghezza. La colorazione è grigio-marrone, uniforme su tutto il corpo. Talvolta sono presenti macchie biancastre attorno alla mandibola e sul ventre. La pinna dorsale è bassa e triangolare e precede una serie di gibbosità irregolari, di numero variabile. Il maschio ha dimensioni decisamente maggiori della femmina.
Partorisce un solo piccolo alla volta, dopo circa 15 mesi di gestazione. L’allattamento dura almeno 2 anni, ma può prolungarsi ben oltre lo svezzamento (fino a 7-10 anni).
Vive in tutti i mari del mondo e predilige l’ambiente pelagico dove si nutre prevalentemente di cefalopodi ma anche di pesci di dimensioni medio-grandi.
In oceano il capodoglio ha un comportamento sociale complesso, con aggregazioni di maschi che si uniscono alle femmine durante la stagione riproduttiva. In Mediterraneo vengono avvistati individui solitari o in piccoli gruppi (non più di 5-6 capi). D’altra parte, è noto che questi animali possono tenersi in contatto acustico anche a notevole distanza. Nei confronti dell’uomo mostra solitamente un comportamento abbastanza schivo.
Il capodoglio è relativamente comune nel Mar Mediterraneo, soprattutto nel bacino occidentale, ma non è facile avvistarlo perché trascorre buona parte del tempo in immersione. Questa specie è capace di spingersi sino a 3000 m di profondità, con apnee che possono durare fino a 2 ore. È possibile tuttavia rilevare la presenza di questi cetacei ascoltando il loro segnali acustici, simili a colpi di martello. È l'unico cetaceo del Mediterraneo che emerge regolarmente con la coda prima di ogni immersione.
• Lista Rossa IUCN (popolazione mediterranea): in pericolo (Endangered)
È minacciato in particolar modo dalla pesca accidentale, dalla trasformazione e degrado dell’habitat e dagli effetti del cambiamento climatico.
- Lunghezza alla nascita: 0,9 m circa
- Peso alla nascita: 10 kg circa
- Lunghezza massima: 2,6 m
- Peso massimo: 100 kg
Il delfino comune è un delfinide di modeste dimensioni, corporatura slanciata, rostro lungo e sottile. La colorazione è grigio scura sul dorso e bianca sul ventre. Caratteristica distintiva un disegno a clessidra sul fianco, con una V scura ben visibile al centro del corpo, sotto la pinna dorsale. Nella porzione anteriore la clessidra assume i toni dell’ocra (sebbene tale colorazione sia visibile soprattutto fuori dall’acqua). La pinna dorsale presenta spesso una sfumatura chiara al centro. Il maschio ha dimensioni leggermente maggiori della femmina.
Partorisce un solo piccolo dopo circa 11 mesi di gestazione e l’allattamento si prolunga per circa 2 anni.
Il delfino comune vive nelle acque tropicali e temperate di tutto il mondo e può essere avvistato sia negli habitat pelagici che in quelli costieri. Si nutre di pesci e cefalopodi.
Specie sociale, forma gruppi di grandi dimensioni composti spesso da 100 o più individui (eccezionalmente fino a migliaia di unità). Ha un comportamento vivace e curioso e spesso avvicina le imbarcazioni per nuotare nell’onda di prua.
Un tempo comune nel Mar Mediterraneo, il delfino comune ha subito un rapido declino nel corso del ‘900, per ragioni ancora poco chiare. Oggi viene avvistato solitamente in piccoli gruppi, spesso in associazione con la stenella striata. Tuttavia, resta una specie regolarmente presente nel Mare di Alboran e in alcune regioni del bacino orientale.
• Lista Rossa IUCN (popolazione mediterranea): in pericolo (Endangered)
Il globicefalo è minacciato in particolar modo dalla pesca accidentale e dagli effetti del cambiamento climatico.
- Lunghezza alla nascita: 1,7 m circa
- Peso alla nascita: 90 kg circa
- Lunghezza massima del maschio: 7,5 m
- Peso massimo del maschio: 2 t
- Lunghezza massima della femmina:5,5 m
- Peso massimo della femmina: 1 t
Il globicefalo è un delfinide di grandi dimensioni, capo imponente e globoso, rostro non evidente. La colorazione è tipicamente nera ebano, con un disegno biancastro a forma di ancora sul petto. La pinna dorsale è bassa e larga, con il vertice arrotondato. Il maschio raggiunge dimensioni decisamente maggiori della femmina.
Partorisce un solo piccolo dopo circa 15 mesi di gestazione e l’allattamento si prolunga per 3 anni circa.
Vive nelle acque temperate e fredde dell’emisfero meridionale, ai margini del circolo polare e nell’Atlantico settentrionale. Predilige l’ambiente pelagico, a ridosso della scarpata continentale, dove si nutre soprattutto di cefalopodi e secondariamente di pesci.
Specie sociale, forma gruppi di medie e grandi dimensioni (fino a centinaia di individui). Il globicefalo solitamente non teme le imbarcazioni e spesso le avvicina con fare curioso, soffermandosi a lungo attorno allo scafo. Talvolta mostra curiosità e confidenza anche nei confronti delle persone in acqua, ma la sua mole imponente e l’indole imprevedibile rendono imprudenti tali contatti ravvicinati.
Nel Mar Mediterraneo la sua presenza è limitata a precise aree del bacino occidentale: il Mare di Alboran e il Mediterraneo nordoccidentale, incluso il Santuario Pelagos.
• Lista Rossa IUCN (popolazione mediterranea): in pericolo (Endangered)
Il grampo è minacciato in particolar modo dalla pesca accidentale, dalla trasformazione dell’habitat e dagli effetti del cambiamento climatico.
- Lunghezza alla nascita: 1,5 m circa
- Peso alla nascita: sconosciuto
- Lunghezza massima: 4,3 m
- Peso massimo: 600 kg
Il grampo è un delfinide di corporatura robusta, con capo rotondeggiante e rostro non evidente. La colorazione è peculiare e si presenta grigia, di tonalità variabile nei giovani, marmorizzata negli individui adulti. Caratteristica distintiva sono i graffi depigmentati che solcano soprattutto la zona anteriore dorsale del corpo e rendono il capo degli individui adulti quasi bianco.
Partorisce un solo piccolo dopo circa 12 mesi di gestazione e l’allattamento si prolunga fino a 3 anni circa.
Vive in tutti i mari del mondo, fatta eccezione per le acque polari e subpolari. Predilige le acque della scarpata continentale, comprese tra 200 e 2000 metri di profondità. Si nutre soprattutto di cefalopodi e secondariamente di pesci.
Il grampo è una specie sociale che forma gruppi di medie dimensioni (15-20 individui). Solitamente mostra scarso interesse per le imbarcazioni e solo occasionalmente si avvicina alle imbarcazioni per nuotare nell’onda di prua.
Nel Mar Mediterraneo viene avvistato prevalentemente nel bacino occidentale, con una distribuzione disomogenea, ma gli avvistamenti di grampo sono diminuiti nelle ultime decadi e lo stato di conservazione di questa specie desta preoccupazione tra i ricercatori.
• Lista Rossa IUCN (popolazione mediterranea): rischio minimo (Least Concern)
È minacciata in particolar modo dalla pesca accidentale e dagli effetti del cambiamento climatico.
- Lunghezza alla nascita: 0,9 m circa
- Peso alla nascita: 10 kg circa
- Lunghezza massima: 2,6 m
- Peso massimo: 150 kg
La stenella striata è un piccolo delfinide di corporatura slanciata, con rostro ben evidente. La colorazione è grigio ardesia sul dorso e bianca sul ventre, con una pennellata chiara che risale il fianco in direzione della pinna dorsale. Caratteristica distintiva anche una striatura scura che, partendo dall’occhio, percorre il fianco dell’animale in senso longitudinale.
Partorisce un solo piccolo alla volta dopo circa 12 mesi di gestazione e l’allattamento si prolungato per circa due anni.
Vive in tutti i mari del mondo, fatta eccezione per le acque polari e subpolari, e predilige l’ambiente pelagico. Si nutre di pesci e cefalopodi.
È una specie fortemente sociale e forma gruppi di medie e grandi dimensioni (anche centinaia di individui). Ha un comportamento vivace e curioso e spesso avvicina le imbarcazioni per nuotare nell’onda di prua.
Nel Mar Mediterraneo è una delle specie più comuni e la più avvistata nell’ambiente pelagico.
• Lista Rossa IUCN (popolazione mediterranea): rischio minimo (Least Concern)
Il tursiope è minacciato in particolar modo dalla trasformazione e degrado dell’habitat, causati dell’antropizzazione della fascia costiera, e dagli effetti del cambiamento climatico. Tuttavia, la notevole plasticità comportamentale ha consentito a questa specie di sopravvivere in discreto numero fino ai giorni nostri.
- Lunghezza alla nascita: 1 m circa
- Peso alla nascita: 12 kg circa
- Lunghezza massima: 4 m
- Peso massimo: 350 kg
Il tursiope è un delfinide di corporatura robusta, rostro tozzo ma ben evidente, colorazione grigio perla, sfumata, più scura sul dorso, quasi bianca sul ventre. Il maschio ha dimensioni leggermente superiori della femmina.
Partorisce un solo piccolo alla volta dopo circa 12 mesi di gestazione e l’allattamento si prolunga per circa 3 anni.
Vive in tutti i mari del mondo, fatta eccezione per le acque polari e subpolari. Predilige l’ambiente della piattaforma continentale (entro i 200 metri di profondità), ma in alcune regioni vengono riconosciuti due ecotipi distinti, uno costiero e uno pelagico. Il tursiope è noto per il suo comportamento plastico, che gli permette di adattarsi a un ambiente mutabile. Impara facilmente a sfruttare anche gli attrezzi da pesca, come le reti da posta o le reti a strascico. Queste abilità vengono tramandate da una generazione all’altra come una vera e propria cultura locale. Si nutre di pesci e cefalopodi.
È una specie sociale e forma gruppi di piccole e medie dimensioni (6-12 individui), ma talvolta è possibile avvistare aggregazioni più numerose (fino a 50 e più individui).
Nei confronti delle imbarcazioni ha un comportamento variabile: in alcune aree è schivo e diffidente, mentre in altre si mostra curioso e confidente, avvicinandosi alle imbarcazioni per nuotare nell’onda di prua. Capita eccezionalmente che individui solitari stabiliscano spontaneamente rapporti di confidenza con l’uomo.
Nel Mar Mediterraneo è una delle specie più comuni e la più avvistata nell’ambiente della piattaforma continentale.
• Lista Rossa IUCN (popolazione mediterranea): vulnerabile (Vulnerable)
Lo zifio è minacciato in particolar modo dalla pesca accidentale e dagli effetti del cambiamento climatico.
- Lunghezza alla nascita: 2,5 m circa
- Peso alla nascita: sconosciuto
- Lunghezza massima: 8 m
- Peso massimo: 6 t (in media circa 3 t)
Lo zifio è un cetaceo odontoceto di dimensioni medio-grandi, appartenente alla famiglia degli zifidi. La corporatura è robusta, con capo piuttosto piccolo e rostro visibile ma corto. La colorazione del dorso è grigio-marrone, talvolta con toni bluastri, sfumata verso il capo che, negli individui adulti, appare biancastro. Caratteristica la pinna dorsale, piccola e molto arretrata.
Come tutti i cetacei partorisce un solo piccolo alla volta ma i dati di gestazione e allattamento sono incompleti.
Vive in tutti i mari del mondo, fatta eccezione per le acque polari, ma la sua distribuzione e abbondanza è poco nota. È una specie tipicamente pelagica che sembra prediligere l’habitat dei canyon sottomarini. Si nutre primariamente di cefalopodi e secondariamente di pesci.
Solitamente lo si osserva in coppia o in piccoli gruppi raramente composti da più di 5-6 individui.
L’avvistamento dello zifio è piuttosto raro, probabilmente in ragione delle frequenti e prolungate immersioni; questa specie è infatti capace di spingersi sino a 2000 m di profondità con apnee di oltre 30 minuti. Tuttavia, un maggiore sforzo di ricerca ha portato a un aumento considerevole delle segnalazioni.
È una specie dal comportamento abbastanza schivo, ma talvolta si avvicina alle imbarcazioni mostrando un certo grado di confidenza.
Nel Mar Mediterraneo viene avvistato in entrambi i bacini, con una distribuzione disomogenea e alcune aree di presenza regolare, come il Mare di Alboran e il Santuario Pelagos (Mediterraneo nordoccidentale).








